Cenni Storici

Tra sacro e profano

La parrocchia

La Chiesa di Sant’Andrea, già elencata nella Bolla di Sennete nel 1113 come “de Puczanello”, ha origini molto più antiche. L’edificio di culto attuale, dall’aspetto Otto-novecentesco, nonostante i rifacimenti raccoglie testimonianze molto antiche: particolarmente rilevanti quello del 1618, di fine 1600 e forse degli anni 1760-70 che probabilmente conservarono sempre le strutture più antiche.

Foto risalente al mese di ottobre del 1926

Seguendo gli avvenimenti della storia che hanno interessato il nostro territorio, essa sicuramente è stata fondata in epoca longobarda.

La chiesa di Puccianiello era una delle più ricche del circondario. Le sue entrate erano dovute soprattutto dalle “decime”, una tassa imposta su tutti i parrocchiani, agricoltori e allevatori di bestiame, della decima parte dei prodotti del suolo o del gregge come contributo per sostenere alle necessità del culto, dei sacerdoti e alle spese sostenute per la cura spirituale e l’amministrazione dei sacramenti, oltre a quelle per la manutenzione ordinarie e straordinaria delle chiese.

A queste entrate si aggiungevano i proventi per fitti e concessioni varie provenienti da proprietà, alcune ancora oggi esistenti, in edifici e terreni, frutto di “lasciti” alla Parrocchia da parte di compaesani e non solo.

Anticamente la chiesa era ad una sola navata, le altre due sono state aggiunte nel 1400, rispettando lo stesso stile architettonico. Essa oggi appare a tre navate e tre cupole , di architettura orientaleggiante, divise da tre arcate su pilastri. Sulla parete esterna della Chiesa due lapidi in marmo ricordano i caduti delle due guerre mondiali.

La navata centrale:

Ha un moderno soffitto in piano, dove una volta c’era una controsoffittatura a cassettoni con rosoni centrali.
La Chiesa ha subito, nel tempo, molti restauri alcuni dei quali anche se necessari, hanno causato notevoli danni. Dalla navata centrale manca, infatti, una bellissima balaustra in marmo.

Sull’edificio, fino agli anni trenta, c’erano altri due piccoli campanili, ancora visibili dalla Piazza in qualche foto risalente agli anni 30, uno di profilo e l’altro frontale sulla cappella di destra, eliminati in seguito a restauri o interventi successivi.

Nella navata centrale c’è, di fronte, l’Altare maggiore, in marmo policromo, è sovrastato da una nicchia contenente il Santo protettore (Sant’Andrea Apostolo), risalente forse al 1700 poiché, fino a quella data, al posto della statua c’era un quadro dell’Apostolo e dietro l’Altare vi erano affreschi raffiguranti santi.

Ai piedi dell’altare è ancora visibile la lastra in pietra calcarea che chiedeva la botola delle antiche sepolture.

Alla sinistra dell’altare maggiore, è sistemata in una nicchia ricavata all’interno di una colonna, la statua della Madonna Bruna le cui decorazioni a cornice e le colonnine da supporto, in marmo, furono fatte eseguire da Tommaso Ricciardi nel 1952, su commissione di alcune famiglie di Puccianiello emigrate in America.

Alla destra dell’altare, sempre in una nicchia ricavata all’interno di una colonna, è alloggiata la statua lignea, di ottima fattura ottocentesca, di Santa Filomena anche qui decorazioni a cornice in marmo con colonnine a supporto, opera di una donazione fatta da Angelo Perrotta, fu Paolo, nel 1959.

La navata di sinistra:

Sicuramente la più antica, sotto la cupola a tamburo, presenta, ben visibile, la cornice marcapiano in piperno. Custodisce un bel busto di San Biagio vescovo e martire ed una bellissima statua di Santa Lucia.

Nella prima cappella della navata, un antico altare risalente 1600, con il quadro dell’Assunta, alla cui base lo stemma del Vescovo Adamo Gentile e la data del 10 agosto 1652.

Subito dopo, l’altare dedicato alla Madonna Bruna la cui raffigurazione, a tempera su tavola risalente alla prima metà del 1300, raffigura la Madonna del Carmelo.

Di fronte un bellissimo altare, con dedica datata 1938, dell’Apostolato della Preghiera istituito a Puccianiello nel 1933.

Sopra l’altare il Sacro Cuore di Gesù.

La navata di destra:

Sopra all’altare, sempre in marmo policromo, la prima cosa che colpisce lo sguardo è la splendida tavola lignea dorata di D. Tramontano della seconda metà del 1500 “Cristo Portacroce, simboli della Passione e Santi”.

Alla base, dove compaiono dei confratelli incappucciati, la data 1553. Il “Cristo Portacroce”, in una foto del 1926, era ben visibile in una icona posta sopra la porta di ingresso (la terza sulla dstra). Durante uno dei restauri è andata perduta, coperta dall’intonaco.

Nella Chiesa quindi, esisteva già dal 1553, la Confraternita del SS. Corpo di Cristo e Rosario, la più antica del circondario, come da rescritto del 9 maggio 1553 del Pontefice Giulio III, anno in cui essa vene aggregata all’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma e quindi sottoposta ai suoi statuti (“il Portale delle Confraternite”), la cui sede era fissata nella prima navata sulla destra, ed era dotata di proprie campane. L’altare, tuttora esistente della cappella, fu aggiunto nel 1777, come si può notare dalla scritta posta sulla mensa dello st esso.

Prima della costruzione della Congreca, i nostri antenati venivano seppelliti sotto il pavimento della chiesa in larghe e profonde fosse comuni che occupavano l’area sottostante nella corrispondenza degli altari.
Le sepolture avvenivano senza bare, i cadaveri venivano semplicemente calati in queste fosse.

Con la nuova pavimentazione le lapidi, che erano di granito bianco, furono rimosse, e alcune coperte, nascondendo per sempre il luogo dove erano situate queste fosse.

Maria Santissima "La Bruna"

La devozione alla Madonna Bruna, “A bella Schiavona”, è già documentata all’inizio del 1700. La statua, sarebbe opera di un frate cappuccino, che la ricavò da un albero di ulivo proveniente proprio dal complesso del Convento dei Cappuccini di Puccianiello.

E’ importante ricordare che due frati laici, che furono architetti, intagliatori, scultori e pittori vissuti tra la fine del 1600 e i primi anni del 1700, lavorarono molto nel convento di Puccianiello: frate Bernardino da Massalubrense, laico, architetto, fabbro, scultore, intagliatore e pittore, compagno di lavoro di frate Antonio da Sorrento, laico, scultore, pittore, architetto. Ultimo anno in cui si hanno loro notizie: 1770.

Ad uno di loro, gli abitanti di Puccianiello, cultori della Madonna Bruna, attribuiscono la statua, che ricavò da un albero di ulivo proveniente proprio dal Complesso del Convento dei Cappuccini di Puccianiello e ne modellò i tratti ispirandosi all’immagine della miracolosa icona.

In occasione dei festeggiamenti in onore di Maria SS. La Bruna che generalmente si celebravano e si celebrano ancora nel mese di settembre, la statua di santa Filomena, veniva portata in processione unitamente a quella della Madonna e la processione, che allora si svolgeva interamente di mattina, era accompagnata dalle due Congreghe.

Alla Madonna Bruna, nel momento del rientro in Chiesa dopo la processione, l’Arciconfraternita manifesta i suoi segni di devozione religiosa con un saluto particolare, tra sacro ed ancestrale profano. Il rito è stato conservato gelosamente e si tramanda da padre in figlio da molte generazioni.

Nel contesto dei festeggiamenti in onore di Maria SS. La Bruna, veniva rappresentato il dramma della tragedia di Santa Filomena. Le più recenti rappresentazioni risalgono al 1986-87, dopo una pausa di circa 40 anni, grazie al nostro caro compianto compaesano Bianco Iannucci (affettuosamente chiamato ”Biancuccio u’ Taliano”), l’ultima il 7 ed il 9 settembre de 1996.

A causa della scarsità di riferimenti storici accertabili, Santa Filomena venne rimossa dal calendario dalla Sacra Congregazione dei Riti nella riforma liturgica degli anni 60, nonostante la diffusione del culto e la devozione popolare.

Nel 1986, dopo 40 anni, a Puccianiello c’è stata l’ultima uscita di Santa Filomena assieme alla Madonna Bruna. La parrocchia, anche se intitolata a Sant’Andrea Apostolo, che è il protettore di Puccianiello, venera Maria SS. “La Bruna”.

Puccianiello

Il nome di Puccianiello si trova citato per la prima volta nel 1009, così come riportato da Don Crescenzo Esperti nelle “Memorie storiche della città di Caserta”.

Compare poi, citato nella bolla del 1113 emessa dall’Arcivescovo metropolita Senne (o Sennete) di Capua, riportata negli scritti di Ferdinando Ughelli, monaco, abate cistercense e storico italiano (1595-1670) e raccolti e terminati nel 1722 da Nicola Coleti, storico veneziano. (Tom. IV Venetiis, 1720).

Possiamo attribuire con certezza l’antico agglomerato abitativo di Puccianiello di origine longobarda, da essi creato come colonia agricola, pastorale, artigianale e commerciale.

Nel 1178 ritroviamo il nome “Puczanelli” nella riconferma delle chiese al Vescovo di Caserta (Casertavecchia, l’antica Casa Hirta), da parte del Papa Alessandro III.

Dal 1200 si hanno riscontri precisi come documentato dalla donazione a favore della Mensa vescovile di Caserta (Casertavecchia), dei Casali di Puccianiello e di Pozzovetere, da parte di Guglielmo di Belmonte conte di Caserta dal 1268.

In questo documento vi sono annoverate sei “starze” (zone) appartenenti al Vescovo di Caserta, di cui una a Puccianiello, e una sulla strada che da Puccianiello porta a Sant’Angiolillo, “de Via Pini” (dove c’era l’antico monastero situato sulla collina tra Puccianiello e Mezzano). Queste due starze erano situate vicino a Puccianiello, dal momento che si parla di case con propri terreni (“Casale de Puccianelli cum pertinentii suis”) che formavano per l’appunto l’abitato del paese.

Da questi anni la storia di Puccianiello s’intreccia con quella di Pozzovetere, in quanto tutt’e due donati dai re normanni alla mensa vescovile.

Il nome “Puczanellus” (con le varianti di “Puzanellus” “Puccianelli” “Puccianellus”) lo si trova anche in vari atti notarili tra il 1352 e il 1472-73 e del 1479.

Il casale di Puccianiello seguì le sorti della Contea di Caserta sotto i Della Ratta, gli Acquaviva, i Gaetani di Sermoneta fino ai Borbone.

Si ricorda che l’antico vescovado aveva sede, a quel tempo, a Caserta Vecchia e prima di trasferirsi nel palazzo della Cavallerizza aragonese di Falciano, dal 1400 al 1500 era allocato a Puccianiello (nell’attuale palazzo di proprietà delle famiglie Sacco, Ianiro Dichiarante).

La vicinanza di Puccianiello a Casertavecchia rappresentava un vantaggio per il Vescovo, per la comodità dell’edificio, per le migliori condizioni climatiche, la dolcezza del luogo e la maggiore disponibilità di acqua potabile.

Alla fine del 1500 con la cessione del feudo di Puccianiello, che in quel periodo contava 350 abitanti, al Principe di Caserta Matteo Acquaviva, ebbe fine questa lotta plurisecolare. Infatti, fu proprio il Vescovo Agapito Bellomo (1554-1594) che prima del 1587, vendette i due casali di Puccianiello e di Pozzovetere al Principe Acquaviva, in cambio di una somma di danaro simbolica.